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03 maggio 2016

San Geniale 2016, conclusa la festa

AIELLO CALABRO – Forse per la prima volta, almeno secondo i ricordi dei più anziani, San Geniale – il patrono della cittadina che si festeggiava la scorsa domenica primo maggio - non è potuto uscire in processione per le vie del paese, al termine della messa solenne delle 11. Una pioggia insistente ha difatti impedito il tradizionale corteo con la statua settecentesca che si porta a spalla tra le viuzze del centro storico. Anche la messa di Ringraziamento, prevista per il pomeriggio in piazza S. Maria, e presieduta da mons. Fausto, prelato congolese, e da mons. Salvatore Nunnari, vescovo emerito della diocesi di Cosenza-Bisignano, per il maltempo è stata celebrata all'interno del duomo.
Una giornata particolarmente uggiosa, non solo per le condizioni meteo, ma soprattutto per le funesta notizia della morte del giovane Andrea di Campora, deceduto nel pomeriggio in un incidente stradale sulla SS. 18, così come le due giovanissime Ida e Filomena di San Lucido (nel pomeriggio di martedì 3 maggio, arriva la notizia che anche una terza ragazza coinvolta nell'incidente, non ce l'ha fatta), qualche giorno fa. A questi giovani è andato idealmente il pensiero di vicinanza della comunità aiellese che si è unita al dolore dei familiari, dedicando loro un pallone aerostatico di San Geniale, fatto volare in serata.
A domenica prossima, è rinviato il volo delle altre mongolfiere, una delle quali extra large, probabilmente alla fine della funzione religiosa delle 11.
Si è invece svolta regolarmente la gara di dolci curata dalla Proloco (una ventina i concorrenti) tenutasi nella Casa canonica, messa a disposizione dal parroco don Mavungu. Ha vinto la prima piazza, Maria Lepore (fior di limone), seconda si è classificata Valentina Bossio (kinder delice), terza Loredana Giardino (torta all'arancia), e infine, al quarto posto Rosina Bruni (pan & ciok). 
GALLERIA FOTOGRAFICA 2016
GALLERIA FOTOGRAFICA 2015

01 maggio 2016

Le Grazie di San Geniale

Dal manoscritto di Gaetano Maruca (1783), riportato in “San Geniale Martire Patrono di Aiello, nella Diocesi di Tropea secondo la storia e la tradizione”, di Scipione Solimena, 1902.

“Se le continue piogge dirotte danneggiavano le nostre campagne, implorato il patrocinio di S. Geniale, la serenità ci avemmo; se la siccità, nella grande estate, disseccava le campagne e rovinava la industria dei grano d'India, a Lui correvamo per la pioggia, e la ottenemmo. Ed io ricordo molto bene, che nel colmo della state il grano d'India una volta andava peggiorando di giorno in giorno per difetto di acqua: con la pubblica processione di penitenza andammo al Convento, e da questo portavamo il Santo nella Chiesa matrice della città. Appena la processione si partì dal Convento, si videro delle nuvole nell'aria, e giunti nella Chiesa Madre, cominciò a piovere leggermente. Incalzate le preghiere e le pubbliche penitenze, all'atto stesso si ricevè la sospirata grazia di una sufficientissima pioggia.

Un simile fatto accadeva in Maggio, mentre era in Aiello il fu Monsignor Pau in occasione della S. Visita. Veniva Egli sequestrato nel suo ministerio dalle continue piogge e da una nebbia così densa e fitta che l'uno non vedeva l'altro, sebbene e a breve distanza: fu allora che Egli comandò calarsi il Santo dal Convento alla città. Mentre la processione muoveva pel Convento, Monsignore dal balcone dei Signori Dominicis non potè vederla, stante la nebbia predetta; ma nel ritorno col Corpo del Santo, a misura che s'inoltrava nella città, la nebbia si andava dileguando, l'aria schiariva, e quando si fu sotto il palazzo dei signori Dominicis, il sole si fece vedere assai bello e luminoso. Del che il buon Prelato stupito, si portò ad adorarlo. Da questo giorno il tempo fu buono, e potette proseguire la visita pastorale”

30 aprile 2016

Festa Patronale. Domenica primo maggio la solennità di San Geniale Martire



AIELLO CALABRO – Gli Aiellesi si apprestano a onorare il Protettore San Geniale. Come stabilito nel 1668, anno in cui inizia il culto per il Martire morto sotto Diocleziano, la comunità dedica la prima domenica del mese di maggio a Geniale, le cui Reliquie si conservano ora sotto al busto settecentesco (nella foto). 

Il programma delle iniziative rese note dal parroco don Mavungu, che si svolgeranno nella chiesa parrocchiale di S. Maria ad Nives, prevede la celebrazione in forma solenne della Santa Messa alle  ore 11, durante la quale l'Amministrazione locale rinnoverà la devozione del popolo Aiellese al Patrono, con l'offerta del cero votivo, e la consegna delle chiavi urbiche d'argento, forgiate anni fa  dall'orafo Pasquale Bruni. Il momento più intenso, rimane la processione con la statua settecentesca portata a spalla per le vie del centro storico, dalle cui finestre e dai balconi si suole esporre antichi damaschi in seta, opera dell'artigianato locale. Attesa anche per il volo dei palloni aerostatici, realizzati dai ragazzi della Proloco, che quest'anno ne ha realizzato uno di grandi dimensioni.
A conclusione della giornata religiosa, alle 17.30, sarà poi l'Arcivescovo emerito Mons. Salvatore Nunnari a presiedere la Messa di Ringraziamento.
Per le iniziative culturali, in scaletta, dopo la funzione, il concerto musicale della “Mario Aloe” di Amantea. Faranno da cornice i mercatini di artigianato e di gastronomia. Chiuderà la giornata di festa la prima edizione di “Proloco in dulcis”, concorso di dolci curato dall'associazione turistica.

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La storia del culto di San Geniale, riportata in un volumetto di Scipione Solimena, pubblicato nel 1902, consta di diversi episodi tratti da un antico manoscritto.
Trascriviamo qui di seguito quello che riguarda il principe Pinelli di Belmonte Calabro.
“Il Principe della famiglia Pinelli, (che, dopo i Ravaschieri, ebbe la signoria di Belmonte Calabro), la cui religione doveva certamente esser grande e sincera, ebbe conoscenza dei portenti del nostro Protettore. Si rivolse allora al Guardiano del Convento, col vivo desiderio di possedere un pezzetto delle ossa del Martire Santo.
Il frate bramando di cattivare per sé e pel suo Convento l'animo di quel Signore  «profittando – dice il Cronista – dell'apertura della cassa per la festa, nel sabato vigilia della solennità, ne perse un osso interno, e tutto giulivo lo portò al Principe, che molto lo gradì. Intanto venuta la vigilia delle festa dell'anno seguente, giorno che al solito doveva aprirsi la cassa, per esporsi l'urna alla venerazione dei fedeli, il Padre Guardiano fu colto da grave dolore e da contorcimenti in tutta la persona senza sapere indagare la causa di tanto repentino malore, sicché dovette dare ad altri la sua chiave, e la commissione di eseguire la funzione. Lo stesso malore lo colse l'altro anno appresso e nello stesso giorno; sicché entrato in sé stesso, conobbe che la rinnovazione del suo male, in tal giorno e nell'ora stessa, era causato non da umana causa, ma da permissione divina pel furto sacrilego commesso smembrando un Corpo intero. Risolve portarsi dal suo Principe, e lo fa nel seguente giorno. Lo trova colpito del suo male medesimo e con gli stessi caratteri del suo sofferto del pari nell'anno precedente. Il Guardiano da ciò prende occasione parlargli del sacrilego furto commesso, e lo prega restituirgli la suddetta Reliquia. Volentieri la ritornò nelle mani del Padre, e questi la restituì al primitivo luogo.»
Nell'urna delle S. Reliquie è contenuta anche una borsa di antico damasco finissimo, che pare contener monete.
La tradizione costante e viva nell'animo dei cittadini di Aiello assicura, che quella borsa piena di antichissime monete d'oro fu data dalla Moglie del Principe suddetto al Guardiano in riparazione del sacrilego possesso della S. Reliquia. Il Guardiano, rimettendo nell'urna l'osso, restituitogli dal Principe, vi depositò anche la borsa, che vi è rimasta senza che altri osasse di aprirla.
Avuta notizia del sacrilego furto e della restituzione della Reliquia, il popolo di Aiello, in segno di protesta e per evitare nuove indebite appropriazioni, pensò di porre in salvo per l'avvenire il prezioso tesoro.   
Mediante sottoscrizione volontaria, fu raccolta considerevole somma, e decretata la statua del S. Martire con la corona e la palma di argento”.

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