L'esperienza migratoria italiana


Riproponiamo, qui di seguito, un nostro pezzo sull'emigrazione italiana in Canada. L'articolo era stato pubblicato su Il Quotidiano della Calabria del 27.02.2003, pag. 45.
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NE E’ PASSATO di tempo da quando nella primavera del 1847, il genovese Andrea Gagliardo per primo si imbarcò per l’America con il Brigantino Bettuglia, viaggiando per 57 giorni tra cielo e mare, cielo e mare. Dopo i primi pionieri, tanti italiani hanno abbandonato la propria terra, in cerca di fortuna nel nuovo mondo.

Oggi, la cultura dell'emigrazione però “è molto emarginata in Italia perché – come ha spiegato recentemente padre Mario Maffioletti, direttore del Centro Studi Emigrazione di Roma (fonte News Italia Press) - è confinata a livello accademico e nei meandri di una società che non ha memoria”. Anche se è in atto una presa di coscienza della risorsa rappresentata dagli italiani all'estero.

Le storie di questo esodo, che ci aiutano a ritrovare la memoria storica, sono raccontate in centinaia di pubblicazioni. Una di queste che vogliamo segnalare ai lettori calabresi per la lucidità descrittiva del fenomeno migratorio, avuta tra le mani da poco tempo, ma che risale al 1988, è curata da due studiosi di origini calabresi. John Potestio e Antonio Pucci, docenti entrambi di Storia a Thunder Bay, l’uno alla Lakehead Board of Education; l’altro alla Lakehead District Catholic School Board, che hanno messo insieme i diversi contributi letterari, tutti in inglese, di qualificati studiosi dell’emigrazione. Ognuno dei contributors - tra cui: Robert Harney, Jean Morrison, Bruno Ramirez, Frank Sturino, Rudolph J. Vecoli e John Zucchi, molti dei quali professori delle Università di Toronto, Montreal, York, Minnesota, ed esponenti di spicco di altri autorevoli centri culturali -, è membro della C.I.H.A. (Canadian Italian Historical Association) ed ha concorso a vario titolo alla ricerca storiografica canadese.

Il libro - il titolo è Italian Immigrant Experience -, racchiude otto saggi, un interessante quadro della microstoria degli italiani in Canada e in Nord America che vale la pena di conoscere.

In uno di questi scritti, il cui autore è Antonio Pucci, uno dei curatori (originario di Aiello Calabro, mentre Potestio è originario di Grimaldi), viene offerta al lettore l’interessante storia dell’insediamento della Comunità italiana a Port Arthur e Fort William, poi divenute una unica città che prese il nome di Thunder Bay, immersa tra le foreste e il Lago Ontario e dominata da Monte McKay.

Inizialmente, tra il 1880 e l’inizio del secolo XX, Thunder Bay è meta di poche decine di emigranti italiani. Poi, nel primo decennio del ‘900, i flussi migratori dall’Italia aumentano, con l’aumento delle attività economiche, dovuto alla costruzione della strada ferrata che fa diventare Port Arthur e Fort William, un centro di trans-shipment (qui si accumula il grano trasportato dai treni e qui viene caricato sulle navi che lo trasbordano attraverso i Grandi Laghi). La nuova situazione economica, che rappresenta una opportunità di lavoro per molti -, richiama strong backs and strong arms, schiene e braccia forti, per lo più di italiani.

Nel 1911, i nostri connazionali censiti sono 710 a Fort William e 364 a Port Arthur. Ma il numero, negli anni, è destinato a crescere. Nel 1921 risultano 1342 e 698; nel 1931, 1642 e 923, mentre nel 1941 arrivano, rispettivamente, a 1902 e 1132, e tutti vengono richiamati da parenti ed amici o da paesani.

La “piccola Italia”, ingrandendosi, si organizza. Nasce nel 1909 la Società Italiana di Benevolenza intitolata al Principe di Piemonte, poi nel 1929 la Società di Mutuo Soccorso. In contemporanea, si assiste alla nascita di chiese cattoliche che fanno da fattore di coesione nella comunità. I nostri emigrati si distinguono anche per le battaglie sindacali che portano avanti, tra il 1902 e il 1912, contro la Canadian Pacific e la Canadian Northern Railways. Dopo questo periodo turbolento, tra gli anni ’20 e ’40, gli italiani iniziano a presentarsi con un’immagine positiva, mantenendo alti gli standard di moralità. Gli anni ’50, infine, segnano, con l’arrivo di nuove ondate migratorie, la trasformazione della comunità italiana nel più grande gruppo etnico di Thunder Bay, contando circa diecimila residenti, molti dei quali calabresi.

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