Aiello. Presentato il volume di Francesco Gallo sull'emigrazione aiellese in Canada e States


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Qui di seguito, una poesia del prof. F. Pedatella dedicata a Nando Aloisio, declamata nel corso dell'incontro.

Nando Aloisio
Quegli che a noi le vie primiero aperse
di società di liberi ed eguali,
dando parola al fabbro e al contadino,

che pria toccava solo al titolato
solo talor del popolo sollecito,
l’onde del mar varcò vèr l’Argentina

e volle lí portar testimonianza
di belle lotte qui condotte e vinte
con spirto di fratello e di compagno.

Lí fu soggetto a vil persecuzione,
perché a chi il potere iniquo imporre
volèa deciso il passo contrastava

a  protezion dei deboli ed oppressi,
con il coraggio pronto di chi in croce
con consapevolezza si fa mettere.

Subí la dittatura e la violenza
che lo costrinser a cambiare il luogo
dove dormir la notte ed evitare

d’esser trovato morto la mattina,
come diceva la minaccia all’I.N.C.A.,
da nota ignota mano devastato,

che impaurir tentava chi assistenza
dava ogni giorno ai lavoratori.
Nando era sopra anche alla paura!

Ei seppe con altrui perfin le scarpe
dividere, quand’altro era scalzo,
e in casa un dí a piè nudo se ne venne,

dicendo: ”Ma’, Guidoccio alla montagna
dovéa tornar con acqua, neve e vento!
Per una settimana io sto in casa,

finch’egli mi riporta quelle scarpe”.
Di lui mi narra questa storia ed altre
ogni angolo, ogni sasso del paese.

Era così Nanduzzo: mano tesa,
sorriso pronto, cuore al ben disposto,
parola ad aiutar chi avéa bisogno,

volto intelletto all’equo, al giusto, al retto.
A chi la via del socialismo volle
percorrer fu maestro che si pone

al lato del discepol, non dinanzi,
per non sembrar colui ch’ ha il passo innanzi.
Ma anche a chi con animo sincero

volle altre vie seguir, e non con colpa,
fu guida amabil e di stima segno.
Aiello il suo ritratto porta in petto.

  

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