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martedì 24 novembre 2009

C'era una volta... Ricordi di vita di Aiello Calabro. A VUCATA


La foto, che fa parte del nostro archivio, risale a parecchie decine di anni fa e ritrae le donne del paese intente a fare il bucato (a vucata) presso la fontana del Tubolo (u tuvulu).
Sulla foto e sulla pratica di una volta di lavare i panni con la lissìa aspettiamo i vostri graditi commenti.

4 Commenti dei Navilettori:

  1. Dal sito Amanteani nel Mondo

    “ ’A vucàta ” si faceva in media ogni quindici, venti giorni, e, a tal proposito, venivano selezionati con cura i tessuti di tela, lino e cambrì, tralasciando, di fatto, gli indumenti di lana e di colore.
    1ª fase) La biancheria, una volta selezionata, veniva sottoposta, dapprima, ad un lavaggio manuale, tenuto in modo tradizionale, con il solo ausilio del sapone, anch'esso prodotto fra le mura domestiche... ’u sapunu fattu alla casa.
    2ª fase) All'interno di una cesta di vimini e canna (’a sporta), poggiata sopra di un capiente contenitore, in genere una tinozza di legno o, all'occorrenza, anche quattro pietre, veniva posto ’u tuorciu, ovverossia, un panno di qualsivoglia filato che accoglieva tutto il bucato. Le sue falde, lasciate pendere, non a caso, fuori dalla cesta, avevano il successivo compito di ricoprire il tutto.
    All'interno d’ ’u tuorciu, la biancheria, lasciata nsapunata e torciuta, veniva ncrivellata ccu garbu, ovvero, mani esperte provvedevano a disporla in guisa tale da permettere liberamente lo scolo d’ ’a lissìa¹.
    3ª fase) In un ampio calderone di rame (’a quadàra), ricolmo d'acqua, veniva fatto sciogliere del sapone spezzettato, con l'aggiunta di cenere bianca, cernuta allu sitazzu² , prelevata dal forno o dal braciere di famiglia. Il candore di quest'ultima doveva derivare dalla combustione di legname o carbone del tutto privo di impurità; per tale motivo, il vegetale preferito era l'ulivo. Si procedeva, quindi, ad accendere il fuoco.

    Quando l'acqua, così trattata, che oramai chiameremo lissìa, raggiungeva una discreta temperatura, prossima all'ebollizione, si provvedeva a prelevarla con l'ausilio di un pentolino e la si versava lentamente sulla biancheria posta nella cesta, tracciando ampi cerchi concentrici, partendo dall'esterno verso l'interno.
    Dalle fessure dell'intreccio di salice e canna, dopo pochi secondi, cominciava a sgorgare ’a lissìa, mentre, nel frattempo, se ne continuava a versare altra fino a che, questa, dapprima grigiastra, non assumeva un colore del tutto limpido, a testimonianza che i panni avevano ricevuto il trattamento desiderato.
    In un secondo tempo, con la lissìa lasciata intiepidire ’ntr’ ’a quadàra, si poneva mano ai filati colorati.
    4ª fase) Trascorso un giorno o due, la cesta, issata sulla testa in stabile equilibrio, con l'ausilio del cercine (’a curùna), veniva portata al fiume, nelle cui acque, al ritmo di canti amorosi, eseguiti per burlare l'innamorata del momento, si operava il risciacquo di tutta la biancheria che, in un secondo tempo, messa opportunamente sulle pietre, si lasciava asciugare sotto i raggi del sole, mettendo in risalto tutto il suo candore.
    Nota
    ’A vucàta, l'urtima vota, l'haju vista fari a Tiresa Musì nziemi a Maria ’i Ntonariellu allu mmienzu ’i l'anni sessanta, dintr’ ’a Calavecchja, avant’ ’a forgia ’i mastru Saverinu.
    E' stata Tiresa, doppu tant'anni, ca m'ha cuntatu cumu si facìe.
    A llu ricuordu sua, mparadisu ’a vie, vanu si pensieri c'haju ricuotu.

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  2. Armando Vercillo24 novembre 2009 19:41

    grazie per aver inserito queste foto storiche sicuramente fa piacere a tanta gente,è bello non dimenticare il passato..

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  3. Raffaela Medaglia24 novembre 2009 19:42

    Oh my God! non mi aspettavo de videre a cibbia du tuvulu ancora una volta. Quandu se facie la vucata ere na festa pe li piccirilli pe tutta a jornata

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  4. maria luisa cicero24 novembre 2009 22:40

    Che meraviglia! Ma non so se ricordo bene...c'era anche una zona coperta?

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Salve. Grazie per il contributo.